Recensione “Sweeney Todd”, Tim Burton (2008)
Un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head. Genere Musical, colore 116 minuti. – Produzione USA, Gran Bretagna 2007. – Distribuzione Warner Bros Italia – [Uscita nelle sale venerdì 22 febbraio 2008]
E’ giovedì sera e, avendo preso questa strana abitudine del giovedì, io e i miei amici andiamo al cinema. Secondo spettacolo, quarta fila, a vedere cosa? a vedere “Sweeney Todd”, l’ennesima collaborazione di Tim Burton e Johnny Depp. Può darsi che mi sbagli (a giudicare da quello che scrivono gli altri si direbbe di si), ma questo film mi sembra che sancisca la conferma del calo di creatività di Tim Burton. Con questo non voglio dire che il film sia brutto o da cacciare, voglio solamente dire che “Sweeney Todd” sembra confermare l’adagiarsi della qualità media degli ultimi film del regista (intendo da “Il pianeta delle scimmie” in poi – con la sola eccezzione di “Big Fish”) su livelli più bassi rispetto agli standard a cui ci aveva abituati ad inizio carriera. Le atmosfere del film sono dark, nemmeno a dirlo, talmente dark che a volte non si vede quasi niente sullo schermo. Come al solito Johnny Depp è bravo. Gli attori tutti sono bravi. I costumi sono belli. E tuttavia, pur essendo rintracciabili alcune tematiche di fondo della filmografia bartoniana come il protagonista emarginato dalla società (Sweeney si direbbe un Edward ottocentesco), manca qualcosa. Anche a livello di estetica delle immagini Burton non dà certo il meglio di sè in questo film. Non lo so, forse è a causa dell’immagine troppo digitalizzata che alla fine risulta troppo finta. Film come “Edaward mani di forbice”, “Batman Returns” o “Ed Wood” mi sembrano nettamente superiori fotograficamente parlando. Altro aspetto che non mi ha convinto: le musiche. I film del regista americano si sono sempre distinti anche per la presenza di colonne sonore
sempre eccezzionali, composte con grande sapienza da Denny Elfman. Non mi sembra che la cosa si sia felicemente ripetuta anche per “Sweeney Todd”: le musiche sono poco decise, troppo poco accattivanti, ripeto, rispetto al passato o (come ho detto prima) rispetto agli standard a cui eravamo abituati. Queste le mie sensazioni. Concludendo, il film non mi ha appassionato come avevano fatto altri. Ma può essere che abbia preso io un abbaglio o non abbia visto la pellicola nell’ottica giusta. Sicuramente la riguarderò. Magari si tratta, e a volte mi capita, che “Sweeney Todd” sia uno di quei film che per apprezzarli e amarli una sola visione non basta.
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